Riflessioni di un parroco a un mese dalla segregazione

 

E’ già la quarta domenica senza la messa con il popolo, e la prospettiva è quella di celebrare anche i riti della Settimana Santa e della Pasqua ancora in questo modo. Come parroco e come prete non riesco ad abituarmi a questo modo di celebrare la messa, e con me immagino tanti altri che si sono abituati ad un incontro gioioso in comunità festive che, per quanto ridotte negli ultimi anni del benessere da altre scelte fatte in famiglia (i bambini dicono candidamente: non posso venire a messa perché abbiamo altri ”impegni”, leggi sotto la parola impegni la partita, la gita, la gara di pesca o di bicicletta, le frecce tricolori, eccetera, oppure leggi la festa con gli amici in casa di qualcuno, o semplicemente la scelta di stare a casa a riposare e dedicar tempo alla famiglia), per quanto ridotte dunque però, in tempi di normalità le nostre assemblee domenicali e in generale le nostre comunità parrocchiali non hanno perso la loro vivacità, che si esprime nel canto, nei servizi alle persone ammalate (la Comunione in casa), ai poveri (la Caritas), alle famiglie (i gruppi famiglia), alla chiesa edificio (le donne che puliscono e che addobbano), ai giovani, ai ragazzi e ai bambini (gli incontri di catechesi e per i sacramenti), agli adulti che vogliono approfondire la loro fede. In tutto questo c’è la vita della Chiesa, santa e insieme peccatrice, bisognosa quotidianamente e settimanalmente di un incontro rigeneratore con il Cristo suo Capo e Sposo, incontro che si realizza nell’amore vicendevole e fraterno e nella preghiera comunitaria, principalmente la Messa.

In questo mese non è che tutto questo sia venuto meno in maniera totale, sono rimaste alcune cose: è stata sospesa la visita ai malati, è vero, come ogni tipo di incontro. e la Messa è il vuoto più evidente che sentiamo, ma sono state rese più forti le forme di collegamento alternativo, che prima avevano solo una azione di supporto e ora fanno la parte principale. Parlo del collegamento telefonico, della Tv e di internet: chiamarci per telefono scambiando qualche parola, anche solo per sentire e far sentire la voce è quanto mai necessario in un momento in cui l’isolamento ci tende il tranello della tristezza e dello scoraggiamento. Riguardo alla tv o al collegamento internet, mai si sono rivelati così importanti come ora: ci permettono di collegarci col papa, di “ascoltare” la messa o il rosario, di scrivere su whatsapp, di vedere foto, di leggere insieme le stesse preghiere, di vedere o ascoltare i messaggi audio o video che mandano i vari personaggi (tra i quali ci siamo messi anche noi sacerdoti ed io che scrivo questo), di metter un “mi piace” o fare una considerazione su ciò che altri hanno messo on line. E per i più tecnologici c’è la possibilità di seguire la messa parrocchiale in diretta, di fare telefonate di gruppo, unici assembramenti consentiti dopo quelli degli ospedali.

La Chiesa prende il nome dal Ecclesia, “convocazione”. Riscopriamo il nostro essere convocati da Dio alla vita comunitaria che si esprime ora in queste forme, nell’attesa di un pieno recupero di ciò che in questo momento drammatico ci manca. Sentiamoci uniti all’amore di Gesù con la preghiera quotidiana e il collegamento con i fratelli, in particolare con i più deboli. Buona continuazione di questa veramente “speciale” Quaresima!