L’itinerario di Gesù verso Gerusalemme è un susseguirsi di insegnamenti e raccomandazioni; una specie di manuale catechetico, che serve da continuo confronto per la fede, ancora solo incipiente, dei discepoli.

L’interrogativo posto da uno di loro: “Abbiamo visto uno che scacciava i demoni... ma non era dei nostri” descrive bene il rigido schematismo den-

tro cui, loro come noi, vorremmo imprigionare la libertà dello Spirito, che soffia sempre dove e come vuole.

Non siamo noi cristiani i padroni della salvezza, donataci da Cristo. Sia pu-

re avendo responsabilità e modalità diverse in seno alla Chiesa, noi cristia- ni abbiamo solo il compito di far incontrare, tra di noi e agli altri, con la no- stra testimonianza, la nostra parola e le nostre opere, la persona di Cristo. La consapevolezza della gratuità del dono di Cristo ci obbliga a valorizzare tutto ciò che, nel mondo, fa presagire e manifesta la sua presenza redentri- ce, perché Cristo, unico ad avere una risposta esauriente all’inquietudine presente nel cuore dell’uomo, può inviare lo Spirito Santo a illuminare il cuore di ogni persona.

Il nostro desiderio più profondo dovrebbe essere quello di Mosè, quando ha esclamato: “Fossero tutti profeti nel popolo di Dio e volesse il Signore dare loro il suo spirito!”.

 

Domanda: Quanto siamo disposti a vedere il bene che c’è negli altri, anche quelli che non ci piacciono e a riconoscere ciò che è in dissonanza col Van- gelo in noi?